E allora che si fa, eh?
Non lo so. Nonostante tutto, continuerò a scrivere romanzi, e continuerò a scaricarli — quelli non tradotti — quelli chemi servono subito — quelli fuori commercio — in buona sostanza, molti. Da lettore forte, so che questo comunque mi lascia nella fascia degli acquirenti di libri più accaniti: ma so che la cosa scemerà col passare del tempo. E da scrittore? Forse — difficilmente — i miei futuri romanzi usciranno abbastanza in fretta da vincere la corsa contro la pirateria; forse — più difficilmente ancora — entreranno nella categoria di quei pochi che non ci rimetteranno poi troppo. Più probabilmente, come nel caso di Quevedo e di Dante, la scrittura alla lunga diventerà anche per me un’attività non retribuita, o pochissimo, e sostentata da un patrimonio personale (che non ho) o da altre fonti di reddito: e sarà magari più aleatoria, probabilmente più diffusa e di certo più libera. Se andava bene per Boccaccio e Cervantes, troveremo modo di farcelo andar bene anche noi.
— Vincenzo Latronico - Il dilemma morale dell’ebook pirata